In occasione di Terra Madre Salone del Gusto, la varietà tradizionale pratese ha ottenuto l'ufficialità del riconoscimento. Presente all’evento anche il dott. Leonardo Borsacchi, ricercatore della Fondazione PIN, che svolge il supporto tecnico-scientifico alle politiche urbane del cibo del Comune di Prato e segue numerosi progetti nel territorio della Val di Bisenzio.
Un importante traguardo per l’agroalimentare e per la biodiversità del territorio pratese: il pomodoro Borsa di montone, tipicità orticola coltivata nella Val di Bisenzio, è diventato ufficialmente un Presidio Slow Food. La proclamazione e la presentazione ufficiale si sono tenute a Torino nell'ambito di Terra Madre Salone del Gusto, all'interno dello spazio espositivo condiviso da Slow Food Toscana e Vetrina Toscana.

Alla celebrazione di questo riconoscimento ha preso parte anche il dott. Leonardo Borsacchi, ricercatore della Fondazione PIN - Polo di Prato dell'Università di Firenze, da anni impegnato nelle attività di ricerca e trasferimento scientifico a supporto dello sviluppo locale sostenibile e della tutela delle filiere agroalimentari del territorio.
Dalla tradizione di Vernio al riscatto della biodiversità
La storia del pomodoro Borsa di montone ha radici profonde: introdotto nel secondo dopoguerra a Luciana (nel comune di Vernio) dalla famiglia Bartolini, il frutto si è diffuso negli orti della vallata grazie alla sua polpa carnosa, alla buccia sottile e al sapore unico, sapido con note acidule. Dopo aver rischiato la scomparsa a seguito della diffusione delle varietà commerciali industriali, l'ortaggio è stato salvato dalla dedizione di alcuni anziani agricoltori.
Oggi, il percorso di rilancio è portato avanti da una nuova generazione di giovani agricoltori locali, supportati da associazioni, enti territoriali e realtà di ricerca. Il Borsa di montone va così ad affiancare altre eccellenze riconosciute della provincia di Prato, come la Mortadella di Prato Igp e il Fico secco di Carmignano.

